“Lista d’attesa”
Achille Bonito Oliva
Artista nomade e transfuga, egli cerca e trova solo nell’arte la garanzia di una felice precarietà, l’eliminazione di ogni recinto o territorio privilegiato. Affida all’accadimento, alla fondazione di una superficie benefica ed egualitaria la possibilità di creare immagine. Laddove esiste immagine, epifania della figura, esiste spazio e dunque arte. Artista laico, non riconosce all’arte nessuno statuto garantito che ne segnali la differenza rispetto alla vita. Perché essa fa parte della vita, anche se ad un livello diverso e particolare. Il linguaggio serve ad evocare una diversa realtà, a spingere la vita verso una paradossale condizione di impossibilità, dove non esiste sopraffazione ma coesistenza, coabitazione in uno spazio di nuove possibilità. Qui non sono garantite le relazioni in quanto aperte ad un flusso tra centro e periferia, bianco e nero, groviglio e figure, segni antropomorfici e geometrici.
Forte è la relazione con la musica, fatta di suono e pausa, ritmo. Come sullo spartito la pittura dispone i propri segni bidimensionali per andare oltre, per incontrare la contemplazione ed il riconoscimento vivificante del pubblico. Fonica e concreta, questa pittura si dispone per essere suonata dallo sguardo sociale che ha bisogno di codici per mettersi in azione.
Lista predispone i suoi codici riconducibili, utilizza la superbia pittorica come una partitura in cui pieno e vuoto, rumore e silenzio coesistono sullo stesso piano e con la stessa presenza. Lo standard manuale diventa lo strumento che rimanda allo stesso autore, così come l’identità del pubblico alla stessa orchestra.
“Fare spazio è libera donazione dei luoghi” dice ancora Heidegger: Libero è il dono della partitura pittorica come quello dell’ascolto della visione. Come non esiste predisposizione predestinata di spazio, così non esiste imposizione delle figure. Esse segnalano un diverso modello, rispetto al reale, di affermarsi e darsi al sociale. Il modello è quello di un’esistenza legata alla probabilità della relazione e non alla sopraffazione di una solitaria affermazione di sé. Relazione tra le diverse figure che accadono nello spazio dell’arte è quella che avviene tra esse e il pubblico. Tale condizione diventa l’umana identità dell’arte contemporanea che non chiede preventivi riconoscimenti ma l’incontro progressivo con la sensibilità sociale. Solo da questo corto circuito, quello di una relazione anche conflittuale, nasce e si realizza la socievole natura dell’arte che vuole stabilire non la distanza di una superba bellezza ma il contatto con la propria intensità.
“Pietro Lista ”
Gillo Dorfles
[...]Non sono molti oggi gli artisti per i quali le tecniche le più disparate non hanno segreti. E dicendo “Tecnica” intendo questo termine nell’accezione più lata: non solo quello di “Tèchne” greca – arte e tecnica insieme – ma anche di tecnica artigianale, manuale, meccanica dei nostri giorni. In una parola: tutto l’aspetto fattuale e febbrile di cui un artista necessita per dare vita e corpo alla sua iniziale – magari crocianamente “aurorale” – ispirazione fantastica.
Pietro Lista è tra i pochi a possedere queste caratteristiche: è in altre parole talmente “Talentiert” (come direbbero i tedeschi, ossia dotato di talento) che le sue parole dimostrano sempre chiaramente di essere state concepite già con un premeditato e abilissimo “ piedistallo” materico, cromatico, tecnico appunto che ne permetta l’incarnazione. Opere queste ultime, ( giacché non posso addentrarmi nell’esame della sua vasta produzione passata, ma intendo riferirmi soltanto all’attuale stagione) – dove sulla superficie prevalentemente lignea, o anche di tela, di cartone – il colore in una gamma vastissima di sfumature, di impasti, di coaguli, assume sempre una valenza netta e squillante.[...]
“Stanze di vita in un interno”
Maurizio Sciaccaluga
[…] Nel vuoto assoluto del racconto – che nelle sue opere è sempre ancora da venire, tutto da fare – l’artista costruisce l’ambiente e la vicenda muovendosi per suggerimenti, privilegiando l’ evocazione onirica piuttosto che quella descrizione precisa e mediale oggi tanto di moda tra le giovani generazioni. Ogni elemento dalle figure tratteggiate velocemente senza definizioni assolute e incontrovertibili alle atmosfere eteree, dai particolari architettonici alle ombre che prepotentemente potrebbero impossessarsi per sempre di parte dell’inquadratura – è destinato a galleggiare in una dimensione illogica e sospesa, in un magma onirico e foriero, in un prossimo futuro che il lavoro tradisce e non svela, di novità e accadimenti.




